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Democrazia della comunicazione

2 Gennaio, 2007 · Lascia un Commento

DL 262. Con la Fiducia alla Finanziaria, passa il bavaglio per le rassegne stampa. Diritto d’Autore o diritto delle lobby?

Dallo scorso 3 ottobre, secondo l’art. 32 del decreto legge n. 262, in internet non si può più riportare liberamente il testo di un qualsiasi articolo tratto da un sito o giornale, pur citando la fonte. Per poterlo fare occorre pagare un compenso all’editore. E se non lo si fa le sanzioni sono salatissime. Fino al giorno prima del decreto il copyleft era ammesso sul web con il solo obbligo di citare rigorosamente la fonte editoriale e l’autore del pezzo. Con questa norma di fatto si imbavagliano migliaia di siti, di blog e di forum.

*firma la PETIZIONE contro questo decreto legge


Questo incredibile balzello non fa differenza tra gli operatori professionali dell’informazione e chi pubblica articoli senza scopo di lucro, penalizzando incredibilmente più chi diffonde informazione rispetto a chi riproduce materiale commerciale, come i brani musicali.
Questa inquietante modifica arriva proprio dalla finanziaria dipinta come uno strumento di tutela dei ’soggetti deboli’ e che in realtà è servita anche a tutelare le lobby dell’editoria modificando per l’ennesima volta le norme diritto d’autore in senso peggiorativo, limitando il diritto dei cittadini alla realizzazione di rassegne stampa, e penalizzando le forme di uso libero e gratuito dell’informazione giornalistica a fini culturali.
Non è facile trovare la disposizione che introduce il pizzo degli editori sulle rassegne stampa: per scovarla non basta leggere l’intero testo della finanziaria, ma va esaminato l’art. 32 del capo IX del decreto legge 262 del 3 ottobre 2006, collegato alla finanziaria ed entrato gia’ in vigore il 3 ottobre scorso.
Chi riesce ad arrivare alla fine di questo labirinto giuridico scopre che il decreto modifica la legge sul diritto d’autore all’articolo 65, stabilendo che i soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni di categoria interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche. Che cosa accadra’ ai tanti siti e blog no-profit moltiplicando le nostre migliaia di articoli per il pizzo che gli editori si apprestano a riscuotere senza alcun beneficio per i giornalisti? Quali saranno i costi da sostenere? La prospettiva è desolante.
Inoltre è importante segnalare una modifica alla legge sul diritto d’autore apportata dal Governo Berlusconi sotto forma di decreto e poi divenuta legge operativa nel Maggio 2005. Sto parlando dell’articolo 15 della normativa sul diritto di autore, che nel terzo capoverso recitava così “Non è altresì considerata pubblica l’esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera nell’ambito normale dei centri sociali o degli istituti di assistenza, formalmente istituiti, nonché delle associazioni di volontariato, purché destinata ai soli soci ed invitati e sempre che non venga effettuata a scopo di lucro”.
Questo decreto legge, ormai divenuta legge operativa, ha di fatto eliminato il suddetto capoverso e quindi proibisce a centri sociali e ad associazioni no profit di promuovere la libera cultura che si trovano costretti ad affrontare il costo del pizzo alla SIAE e ai distributori, disincentivando così la diffusione della cultura e facendo proliferare l’illegalità dei tanti centri sociali e associazioni, che come una loggia massonica, deve realizzare dei cineforum clandestini, con il rischio di essere puniti penalmente.
Cambia il governo, ma la linea resta la medesima. La parola liberalizzazione è sulla bocca di entrambi gli schieramenti, ma a quanto pare di fatto tutti, da destra a sinistra, sono tesi a soddisfare gli interessi delle lobby, a discapito dell’informazione e della libera cultura. Le parole di un certo Orwell cominciano a risuonarmi nelle orecchie.

articolo di Fabio Sannino, tratto da Energie Nuove

Categorie: politica

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